Reddito e no! Uomini e no!

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La narrazione sul provvedimento cardine della politica dei Cinque Stelle, ormai prossimo al varo, è solo negativa. Non si può spendere lì. Non si può usare là. Non si deve utilizzare così.
Ma se reddito le persone devono essere libere di usarlo come meglio credono, altrimenti che dignità è?

Roma, venerdì 5 ottobre 2018 – Il reddito di cittadinanza si avvicina a barra dritta. Uno dei cavalli di battaglia del Movimento Cinque Stelle, con il quale gli ideatori pensano che si possa rilanciare l’economia e ridare dignità a tante persone che vivono sotto la soglia della povertà, è ormai cosa fatta. Con il varo della prossima manovra di Bilancio, il Def, che trova contrarie le opposizioni e soprattutto l’Europa per l’incremento di debito pubblico, arrivando per il 2019 alla soglia del 2,4%, invece che dell’1,6%, il Governo finanzierà anche il reddito di cittadinanza. Ancora non è chiaro a quanti cittadini italiani toccherà e soprattutto quanti soldi dallo Stato percepiranno questi cittadini. A finanziarlo saranno tutti i cittadini con le tasse. Si tratta secondo le intenzioni di una redistribuzione di ricchezza: chi ha dà ai più bisognosi. Ad ogni modo è ancora incerta l’applicazione di questa prima tranche del reddito, ma è chiaro che chi percepirà i soldi non potrà spenderli come desidera. In questi giorni infatti, insieme alle polemiche e alle spiegazioni di quello che sarà il reddito di cittadinanza, alcuni esponenti di Governo si sono lasciati andare ad una serie di dichiarazioni su come non si potrà spendere questo bonus. Non si potrà usare all’Unieuro, perché dopo tre mesi di spese in uno di questi grandi magazzini la Guardia di Finanza potrebbe fare un accertamento e verificare il vero stato di necessità della persona che percepisce tale reddito e lo spende così impunemente. Non si potrà usare per spendere su uno dei colossi del commercio online come Amazon, perché si rischia di arricchire queste le grandi multinazionali, mentre gli italiani devono spendere italiano e ridare i soldi alle ditte italiane. Ha detto Di Maio.

Non si possono comprare articoli coreani, secondo il sottosegretario all’Economia Borghi, teorico dell’uscita dall’Euro e della reintroduzione di una moneta italiana. Insomma tante e troppe le limitazioni che per il momento si stanno profilando all’orizzonte per il possessore di un reddito di cittadinanza. Che già mortificato dall’essere povero in una società che chiede a tutti di spendere, consumare, comprare – acquistando la felicità attraverso gli oggetti e il consumo privato -, si vede costretto a centellinare con attenzione questo sostegno statale e soprattutto a non riversarlo nelle tasche sbagliate, altrimenti sarà punibile di ancora non è chiaro cosa. Inizio pessimo per un provvedimento – anzi il provvedimento – che il Movimento Cinque Stelle rivendica da tempo non ci poteva essere. Con tutti questi divieti, negazioni, non si può e non si deve, la parte negativa sopravanza la parte positiva. La narrazione avrebbe dovuto essere soltanto positiva. Le feste in barcone e i brindisi in balcone contrastano con l’ansia con la quale dovranno convivere le persone che riceveranno il reddito di cittadinanza, dopo tutte queste negazioni. Eppure questo reddito di cittadinanza, buona idea nella sua generale intenzione, avrebbe l’intimo scopo di ridare dignità a tante persone. Non si tratta solo di un provvedimento teso a sfamare gli italiani, ma a ridare loro, anche psicologicamente, la voglia di tornare a combattere le avversità e a rialzarsi. Per essere efficace il reddito deve essere appunto paragonabile al reddito di tutti gli altri italiani e quindi spendibile sul mercato come meglio si crede.

Se ad esempio una persona volesse spendere tale reddito per acquistare un telefonino nuovo, per sentirsi uguale magari alla vicina, perché non dovrebbe farlo. Oppure un nuovo divano, visto che il suo liso da tempo era davvero da buttare. Una stufetta (coreana o meno) per riscaldarsi l’inverno. Un materasso, perché da anni dorme male in quello vecchio. Perché non dovrebbe essere libera di farlo? Se ci si limita ai beni di prima necessità, si va contro alla filosofia generale di un reddito di cittadinanza. Una famiglia non potrebbe spendere tale sostegno per mandare i figli a fare sport? O comprare libri? O magari acquistare un abbonamento ai mezzi pubblici per spostarsi in città? Lasciando liberi gli italiani, e i residenti in Italia da più di 10 anni, di spendere come vogliono il loro reddito, si porterebbe anche beneficio all’economia nazionale. Sarà poi compito del Governo far pagare le tasse alle multinazionali come Amazon, che fanno guadagni in Italia, non al singolo cittadino di evitare gli shop online sgraditi al Governo. Inoltre sarà compito sempre del Governo fare a monte i necessari accertamenti, affinché il reddito di cittadinanza finisca nelle tasche di quelle persone che davvero necessitano di un sostegno. Dopodichè queste persone devono essere libere di spendere come meglio credono, altrimenti il provvedimento non rende la dignità perduta alle persone, ma le asservisce ancora di più. È come la famosa tessera fascista, che si poteva spendere solo per determinate alimenti. Quanto di meno dignitoso ci possa essere.

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