Concorso in polizia, il Tar dà torto al governo

Concorso in polizia, il Tar dà torto al governo

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L’esecutivo aveva deciso di applicare nuovi criteri di selezione a una graduatoria già definita, escludendo così dalle successive prove di selezione oltre 200 candidati che avevano superato la prima

Roma, venerdì 7 giugno 2019 – Oltre 200 aspiranti poliziotti, che erano stati esclusi dal concorso per 1851 allievi agenti di polizia, sono stati ammessi alla partecipazione delle successive prove concorsuali. A stabilirlo il Tribunale amministrativo regionale del Lazio che ha accolto i ricorsi presentati dagli avvocati Francesco Leone, Simona Fell e Ciro Catalano che hanno difeso i candidati esclusi.

La vicenda trae origine dal nuovo concorso bandito nel 2019 per il reclutamento di 1851 allievi agenti. Le modalità di assunzione delle nuove leve sono state previste direttamente dal governo che, attraverso lo scorrimento della precedente graduatoria del concorso di polizia, ha deciso di fare fronte alle nuove esigenze di sicurezza.

La graduatoria da “utilizzare” però conteneva già migliaia di candidati che avevano partecipato al precedente concorso, e che quindi avevano un’età non superiore a 30 anni e il diploma di primo grado. Tra il precedente concorso e la nuova procedura di scorrimento sono stati introdotti nuovi requisiti di accesso nella polizia di Stato che, nei fatti, hanno abbassato l’età a 26 anni e richiesto il possesso il diploma di secondo grado.

Il governo ha dunque deciso di applicare i nuovi requisiti alla vecchia graduatoria, escludendo di fatto migliaia di candidati che avevano però già superato la prova scritta del precedente concorso. I giudici amministrativi del Tar Lazio hanno confermato l’illegittimità dello scorrimento effettuato con l’applicazione dei nuovi criteri selettivi applicati retroattivamente.

«La decisione dei giudici del Tar – dichiarano i legali dei candidati ammessi Francesco Leone e Simona Fell, titolari dello studio Leone-Fell & C. – non fa che confermare quanto da noi denunciato, ovvero l’illegittimità del cambio dei requisiti a una selezione già espletata. Abbiamo consentito a giovani aspiranti poliziotti che avevano superato brillantemente la prima prova del concorso e che erano stati esclusi solo perché avevano superato il nuovo limite d’età (ma rientravano in quello precedente) di proseguire la selezione e avere l’opportunità, al pari degli altri colleghi, di seguire le proprie aspirazioni ed entrare nel corpo di polizia. Una vittoria che ci ripaga del duro lavoro svolto e dei sacrifici finora affrontati per difendere i diritti dei nostri giovani. Abbiamo condotto, e vinto, una vera e propria battaglia di legalità. Ora non ci resta che fare un grosso in bocca al lupo a chi presto rinforzerà le schiere dei difensori dell’ordine».

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